Il Caboto alla scoperta di Tenco

corsi e berrettoniVenerdì 5 maggio diverse classi del nostro istituto hanno partecipato alla presentazione del cortometraggio "Il mio regno" dedicato a Luigi Tenco. Presente, oltre alle diverse autorità in rappresentanza del nostro istituto, del Comune di Chiavari e della Casa Circondariale e alla traduttrice in lingua L.I.S, Roberta Tinelli, il chitarrista Armando Corsi, che ha curato il video insieme al nostro prof. Alessandro Zunino. Toccante la presenza di due detenuti - M. D e T.E. - che hanno cantato il ritornello della canzone "Ciao amore ciao" insieme a Corsi.

Prendendo spunto da una canzone di Tenco, "Il mio regno", appunto, il cortometraggio presentato, al di là di voler rendere omaggio al cantautore suicidatosi 50 anni fa, ha colto l'importanza per ogni persona di crearsi un proprio "regno", ossia di avere dei sogni grandi, indipendentemente dal fatto che si possano realizzare o meno.

A fine proiezione, stravolgendo la normale scaletta di uno spettacolo, come ha sottolineato il nostro dirigente, prof. Glauco Berrettoni, Zunino ha sottolineato il valore intrinseco della scuola che, entrando nel carcere, diventa il simbolo di una nuova occasione che tutti dovrebbero avere. Il Caboto è sempre stata una scuola "del fare", inserita nel contesto cittadino a tal punto da riuscire a portare prima la cultura ed ora anche l'arte nella casa circondariale, consapevole di come l'arte migliori la vita di chiunque in qualunque situazione si trovi.

E' stato successivamente annunciato da Enrica Corsi che il progetto, primo in Italia, sarà esportato anche nel carcere di Marassi, perché è stato occasione di crescita per tutti: studenti, detenuti, personale carcerario. Per gli studenti a cui ha rivelato una realtà "altra", per i detenuti e il personale carcerario perché ha offerto motivi di stimolo e di miglioramento nella propria vita all'interno delle mura della casa di reclusione.

Nella seconda parte dell'evento il regista Enrico De Angelis ha presentato agli studenti la persona di Luigi Tenco, approfondendone la poetica e la musica.

Tenco, la cui storia artistica è durata poco ma ha segnato il panorama della musica italiana, si è suicidato nella roccaforte della musica convenzionale, incompreso, in quanto precursore della musica successiva e troppo moderno per il suo tempo. Egli, come tutti gli artisti, teneva ad avere successo, ma non gli fu decretato in vita in quanto, in mezzo al trionfalismo imperante, la sua malinconia dava fastidio. Eppure la malinconia non era segno di depressione ma momento di tenerezza vitale. Per anni la sua morte è stata un tabù, il sistema cercò di dimenticare Tenco, tanto che le radio non passavano neppure le sue canzoni, finché negli anni Novanta non è stato riscoperto.

Nel suo excursus sul cantautore, de Angelis, con l'ausilio di video e di testi, ha magistralmente sottolineato i diversi aspetti della sua complessa musicalità.

Egli, in primo luogo, insieme ai cantautori della scuola genovese - Gino Paoli, Sergio Endrigo, Fabrizio De Andrè - era legato al mondo della canzone francese che, molto di più di quella italiana, ha sempre dato importanza al valore dei testi ed è poesia in musica. Il testo nelle sue canzoni è, infatti, importantissimo: veicola un messaggio ben preciso, con un utilizzo delle parole innovativo. La caratteristica colloquiale e prosaica dei versi è rafforzata dalla scelta di parole dimesse e impoetiche, che mai prima di lui erano state usate nelle canzoni.

In secondo luogo de Angelis ha sottolineato la varietà di contenuti presenti nei suoi dischi, scaturiti da un bagaglio culturale immenso (Brecht, Marx, San Francesco, Fenoglio, Silone, Hemingway, Sartre, Camus, Sbarbaro, Pavese): non ha cantato soltanto di amore – comunque con un realismo nuovo e disarmante - ma anche di sesso, morte, impegni civili e sociali, arroganza del potere, pace, antimilitarismo. Ha spaziato dalla canzone americana di protesta (Bob Dylan e il folk rock) reinventandola e avvicinandola ai problemi italiani, alla beat generation (Burroughs) fino alla musica di tradizione italiana (cori alpini, canzoni rurali).

Interessante il cenno all'articolo di Salvatore Quasimodo scritto a due giorni dalla morte del cantautore: "Luigi Tenco ha voluto colpire a sangue il sonno mentale dell'italiano medio. La sua ribellione che coincideva con una situazione personale di uomo arrivato alla resa dei conti con la carriera, ha però ancora una volta urtato contro il muro dell'ottusità. Chi non è in grado di domandare un minimo di intelligenza a una canzone non può certo capire una morte."

prof.ssa Patrizia Diliberto